MOODBOARD #4

Fashion, La Scuola, moodboard

moodboard 4 da ig

 

Buona domenica, oggi un moodboard concentrato su due tendenze.

Quest’estate torna prepotentemente sulle scene il tie-dye, lo hanno usato in molti.

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via Vogue

Il primo rimando è sicuramente a capi un po’ “fricchettoni” e psichedelici: le classiche magliette colorate anni Settanta tornate in voga nei Novanta.  Quest’estate è spesso decontestualizzato: Vogue lo definisce un “tie-dye couture”.
Eh, io ci sono caduta, devo ammetterlo: e via di nodi e tinture.
Storicamente, ha origini antichissime, cito Vogue Encyclo, (vi consiglio la lettura dell’intera pagina è molto interessante):

“Il tie-dye non nasce in America negli anni ’60 ma risale a tempi antichissimi, e insieme ad ornamenti come perline e conchiglie era il modo per decorare lo scarno abbigliamento dei nostri antenati. Un esempio curioso che ne suggerisce l’esistenza in tempi lontani si può ritrovare anche nel Vecchio Testamento”.

Di Valentino, tanto per cambiare, l’interpretazione che prediligo

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Pucci l’aveva già riproposto lo scorso anno

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Altuzzarra

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E Gucci che per la Cruise 2017 propone la versione jeans

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Autunno-inverno all’insegna delle rouches (io ho passato mesi a farne e ho quasi la nausea, ma si sa, alla moda non si comanda). Le propongono quasi tutte le grandi maison, in decalé rispetto al solito mood delicato e romantico,  come elemento a contrasto sui capi, sproporzionate e iperdecorative. Piacciono.

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Psycho bon ton da Gucci

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Più consuete da Chloé

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Come successe per i Valentini -Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli- un decennio or sono, la critica, autorevole e no, è divisa sull’effettiva genialità di Alessandro Michele, direttore creativo di Gucci. Come allora, io sono entusiasta dello scarto di traiettoria portata dai giovani designer -ora i Valentini ovviamente sono osannati da tutti, a parte quei pochi che ne hanno parlato talmente tanto male e talmente tanto a lungo, che oramai devono restare fedeli alla linea.

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Io, in Alessandro Michele, vedo una bolgia frammentata di suggestioni, fantasia, segni e sogni, immaginari; mi affascina, mi incuriosisce e mi fa pensare -dettagli in questo articolo.
Ché se si hanno idee, anche sconclusionate, disordinate, incongruenti, una destinazione è già scritta.

ANNUNCIO, ANNUNCIO!

Il 24 giugno alle ore 21, al Palazzo della Borsa, adiacente a Piazza De Ferrari, a Genova, in occasione della manifestazione Stile Artigiano, si terrà la sfilata della nostra collezione, che definirei Pre-Fall o Tarda Estate.

Se avete matrimoni ad agosto e settembre, o se volete semplicemente curiosare o supportarci, vi aspettiamo!

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MOODBOARD #2

Fashion, moodboard

 

 

PicMonkey Collage

Buona domenica e benvenuti al secondo appuntamento con il moodboard settimanale. Per chi si fosse perso il primo, e le motivazioni di questa rubrica, può trovare tutto qui.

Settimana del Festival di Cannes. Il red carpet non manca mai di stimolare alcune riflessioni sullo stato attuale della moda.

Per me, vince a man bassa Chanel, per la freschezza, la modernità: Zio Karl insegue l’idea di eterna giovinezza e lo fa scegliendo le sue testimonial con coerenza e precisione.

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Amo questo vestito

E Lily Rose, sulla quale credo che ci sia ben poco da aggiungere.

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Non trovo granché rivoluzionaria la scelta di K (Kristen o Karl?) di accostare l’abito Chanel alle Vans sdrucite -mood che io personalmente adoro-: già fatto già visto, anche se apprezzo il fatto che sia una vera sneakers usata e non una nuova messa lì per costruire il look.

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La provocazione in questo caso è verso la stucchevole mania degli abiti da strappone, che popolano ogni red carpet: spacchi vertigine, trasparenze e nudità uguale noia.

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Ecco, questo è proprio il contrario di modernità e freschezza.

Altro esempio di freschezza che non invecchia mai: compie cinquant’anni la stampa Flora inventata da Gucci per omaggiare Grace Kelly.

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Avevo detto che avremmo parlato molto di Alessandro Michele, direttore creativo di Gucci, ma questa rubrica non è il luogo adatto, troppo da dire. Nell’attesa di un post, vi riporto questa intervista di Repubblica, molto esauriente -devo ammettere che una lacrimuccia è scesa.


“Il fattore inquinante per me è fondamentale”.


Dichiarazioni così intense, che legano senza via di fuga Arte e Moda, mi ricordano quelle di un giovane Marras agli esordi; non riesco a non accostare i due.

Uscita il 17 maggio in Italia, l’autobiografia di Moby, Porcelain.
Non sono mai stata una grandissima fan dell’artista che in quegli anni era considerato un guru, ma credo che comprerò il libro perché della sua vita ha scelto di raccontare il decennio degli anni Novanta a New York, dove tutto accadeva.
Il posto giusto al momento giusto (questo posto dicono che ora è L.A).

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Restando in tema anni Novanta,  Valentino per la FW 2016 2017 ripropone la giustapposizione di capi (Romeo Gigli e Antonio Berardi erano maestri in  questo, e no, gli anni Novanta non sono stati solo pantaloni di latex, crop top e normcore).

Ad essere onesti questo mood è da un po’ che si vede fuori dalle sfilate ed è stato proposto anche da altre case: qui mi pare più codificato che altrove.
Quindi, se quest’inverno volessimo indossare uno  slip dress in seta, senza schiattare di freddo, saremmo legittimate dalla Santa Moda a farlo, indossando sotto di esso maglioni e dolcevita; d’obbligo è il collo alto.

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Chiudo con una serie infinita di sospiri su questo secchiello di Ferragamo ispirato al celebre sandalo Rainbow del 1938.

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A domenica prossima!

ESTATE 2015: COSA MI CUCIO

Fashion

Le fortunate che possono realizzare i capi da sole, probabilmente, conoscono bene ciò di cui sto andando a parlare. Conoscono bene il delirio di onnipotenza che ti assale ogni volta che sfogli una rivista, guardi una vetrina, vedi un capo addosso a qualcuno, o semplicemente ti viene un’idea, e ti fa dire: “Io lo posso fare, ora lo faccio”.

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VALENTINO S/S 15

Fashion
valentinoNon credo di fare mistero del mio amore per le creazioni Valentino, made in Chiuri e Piccioli.
Per il mio gusto, rappresentano quanto ci sia di meglio sulla scena contemporanea, sia per quanto riguarda l’Haute Couture, sia per il Pret-a-Porter, perché la loro missione ha completa aderenza con il mio modo di intendere la moda.

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STRUTTURARE L’IMMAGINARIO

Fashion

Scegliere quale abito realizzare è un’operazione tutt’altro che semplice.

Una volta deciso il modello, raccapezzarsi tra tessuti, colori e dettagli può essere un’impresa davvero ardua. Spesso si cade nella banalità, nella reiterazione dei modelli che stanno nei negozi, senza apportare nulla alla creazione (altro…)