MOODBOARD #2

Fashion, moodboard

 

 

PicMonkey Collage

Buona domenica e benvenuti al secondo appuntamento con il moodboard settimanale. Per chi si fosse perso il primo, e le motivazioni di questa rubrica, può trovare tutto qui.

Settimana del Festival di Cannes. Il red carpet non manca mai di stimolare alcune riflessioni sullo stato attuale della moda.

Per me, vince a man bassa Chanel, per la freschezza, la modernità: Zio Karl insegue l’idea di eterna giovinezza e lo fa scegliendo le sue testimonial con coerenza e precisione.

Kristen

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Amo questo vestito

E Lily Rose, sulla quale credo che ci sia ben poco da aggiungere.

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Non trovo granché rivoluzionaria la scelta di K (Kristen o Karl?) di accostare l’abito Chanel alle Vans sdrucite -mood che io personalmente adoro-: già fatto già visto, anche se apprezzo il fatto che sia una vera sneakers usata e non una nuova messa lì per costruire il look.

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La provocazione in questo caso è verso la stucchevole mania degli abiti da strappone, che popolano ogni red carpet: spacchi vertigine, trasparenze e nudità uguale noia.

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Ecco, questo è proprio il contrario di modernità e freschezza.

Altro esempio di freschezza che non invecchia mai: compie cinquant’anni la stampa Flora inventata da Gucci per omaggiare Grace Kelly.

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Avevo detto che avremmo parlato molto di Alessandro Michele, direttore creativo di Gucci, ma questa rubrica non è il luogo adatto, troppo da dire. Nell’attesa di un post, vi riporto questa intervista di Repubblica, molto esauriente -devo ammettere che una lacrimuccia è scesa.


“Il fattore inquinante per me è fondamentale”.


Dichiarazioni così intense, che legano senza via di fuga Arte e Moda, mi ricordano quelle di un giovane Marras agli esordi; non riesco a non accostare i due.

Uscita il 17 maggio in Italia, l’autobiografia di Moby, Porcelain.
Non sono mai stata una grandissima fan dell’artista che in quegli anni era considerato un guru, ma credo che comprerò il libro perché della sua vita ha scelto di raccontare il decennio degli anni Novanta a New York, dove tutto accadeva.
Il posto giusto al momento giusto (questo posto dicono che ora è L.A).

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Restando in tema anni Novanta,  Valentino per la FW 2016 2017 ripropone la giustapposizione di capi (Romeo Gigli e Antonio Berardi erano maestri in  questo, e no, gli anni Novanta non sono stati solo pantaloni di latex, crop top e normcore).

Ad essere onesti questo mood è da un po’ che si vede fuori dalle sfilate ed è stato proposto anche da altre case: qui mi pare più codificato che altrove.
Quindi, se quest’inverno volessimo indossare uno  slip dress in seta, senza schiattare di freddo, saremmo legittimate dalla Santa Moda a farlo, indossando sotto di esso maglioni e dolcevita; d’obbligo è il collo alto.

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Chiudo con una serie infinita di sospiri su questo secchiello di Ferragamo ispirato al celebre sandalo Rainbow del 1938.

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A domenica prossima!